Gli atti di Stato Civile

La registrazione delle nascite, dei matrimoni e dei decessi a cura degli ufficiali di stato civile ebbe inizio, per il Regno di Napoli, nel 1809. In Sicilia tali registrazioni iniziarono nel 1820. Questi atti erano redatti in duplice copia, una delle quali doveva essere inviata ogni anno alla cancelleria del tribunale competente per territorio. Pertanto oggi è possibile reperire tali registri sia presso i singoli Comuni sia presso gli Archivi di Stato, che conservano le copie già custodite nei tribunali. Poiché la ricostruzione di un albero genealogico procede a ritroso, iniziando dagli attuali membri della famiglia, è chiaro che la consultazione degli atti di stato civile costituisce la prima fase della ricerca.

Gli archivi parrocchiali

Per l'antichità dei documenti che conservano, gli archivi parrocchiali rappresentano la principale fonte di ogni ricerca genealogica. Nel 1563 il Concilio di Trento stabilì per tutte le parrocchie l’obbligo della compilazione dei registri di battesimo, matrimonio e morte. In generale, gli archivi parrocchiali sono stati conservati diligentemente ma a volte eventi bellici, incendi e calamità naturali del passato ne condizionano l'attuale stato di conservazione.

Gli atti notarili

La documentazione notarile che si conserva presso Archivi di Stato e Archivi notarili è molto utile alla ricostruzione di una genealogia. A volte si tratta di documenti molto più antichi di quelli ecclesiastici e quindi permettono di ricostruire la storia familiare ancora più indietro nel tempo. Infatti alcuni atti, ad esempio i testamenti o i contratti dotali, sono ricchi di informazioni genealogiche. Inoltre, la consultazione degli atti notarili ci permette di comprendere lo status sociale ed economico della famiglia.

I “Catasti Onciari” e i “Riveli di beni ed anime”

Istituiti nel 1741 dal re Carlo III di Borbone, i catasti onciari erano veri e propri censimenti effettuati per fini fiscali. Sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte d’informazioni non solo sul suo status socioeconomico ma anche sulla sua composizione. Per ogni famiglia, oltre alla descrizione e valore dei beni posseduti, vengono infatti riportati il nome del capofamiglia, l’età e la provenienza (se forestiero), a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nomi ed età della moglie, dei figli e di eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario). In Sicilia l’equivalente dei catasti onciari è rappresentato dai “Riveli di beni ed anime”, compilati dalle singole amministrazioni comunali per conto della Magna Curia dei Maestri Razionali (dal 1569 Tribunale del Real Patrimonio) che era il supremo organo di controllo e di giurisdizione in materia finanziaria. Nel 1682 le competenze del Tribunale in materia di riveli passarono alla Deputazione del Regno. I numerosi registri riguardano quasi tutti i Comuni siciliani e ricoprono il periodo compreso fra il XVI e il XVIII secolo: si conservano i riveli redatti negli anni 1548, 1569, 1584, 1593, 1607, 1616, 1623, 1636, 1651, 1682, 1714 e 1748. I Riveli di beni ed anime sono dunque un’insostituibile fonte di ricerca ad integrazione di quella effettuata presso gli archivi parrocchiali ma anche in sua sostituzione, quando gli archivi parrocchiali sono molto lacunosi o addirittura non più esistenti o inconsultabili.

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