Centro Meridionale Ricerche Genealogiche

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  • I catasti onciari ed i Riveli di beni ed anime

Foto 6 - Catasti Onciari e RiveliCon l’istituzione nel 1741 da parte di re Carlo III di Borbone del cosiddetto “catasto onciario”, fu tentata l’introduzione nel Regno di Napoli di un più moderno sistema di tassazione della proprietà e dell’industria. Gli abitanti di Napoli e dei suoi casali furono esentati dal pagamento della tassa catastale e quindi dall’obbligo di “formare” il catasto. In tutto il resto del Regno le Università (così si chiamavano le amministrazioni comunali dell’epoca) furono tenute ad una serie di adempimenti per l’istituzione del catasto e la ripartizione dell’imposta, che variava a seconda della specie di possessori di beni, i quali furono distinti nelle seguenti classi: 1) cittadini, comprese vedove e vergini; 2) cittadini ecclesiastici; 3) chiese e luoghi pii del paese; 4) bonatenenti (possessori di beni) non residenti; 5) ecclesiastici bonatenenti; 6) chiese e luoghi pii forestieri. Il catasto fu detto onciario perché per la valutazione dei beni da sottoporre a tassazione venne introdotta l’oncia, un’antica moneta in uso nel Regno di Napoli fino all’epoca dei re aragonesi, ma non circolante più da alcuni secoli.

I Foto 7 - Catasti Onciari e Rivelicatasti onciari sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte d’informazioni non solo sul suo status economico ma anche sulla sua composizione nel momento specifico della loro compilazione. Vengono infatti riportati il nome del capofamiglia, l’età e la provenienza (se forestiero), a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nome e cognome ed età della moglie, nomi ed età dei figli ed eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario). I catasti onciari (il nucleo più consistente si conserva presso l’Archivio di Stato di Napoli) ci permettono pertanto di ricostruire la storia economica e sociale di tutti gli attuali Comuni dell’Italia meridionale a metà Settecento. In Sicilia l’equivalente dei catasti onciari è rappresentato dai “Riveli di beni ed anime”, compilati dalle singole amministrazioni comunali (Università) per conto della Magna Curia dei Maestri Razionali (dal 1569 Tribunale del Real Patrimonio) che era il supremo organo di controllo e di giurisdizione in materia finanziaria. Nel 1682 le competenze del Tribunale in materia di riveli passarono alla Deputazione del Regno. I numerosi registri (conservati presso l’Archivio di Stato di Palermo) riguardano quasi tutti i Comuni siciliani e ricoprono il periodo compreso fra il XVI e il XVIII secolo: si conservano i riveli redatti negli anni 1548, 1569, 1584, 1593, 1607, 1616, 1623, 1636, 1651, 1682, 1714 e 1748. I Riveli di beni ed anime sono dunque un’insostituibile fonte di ricerca ad integrazione di quella effettuata presso gli archivi parrocchiali ma anche in sua sostituzione, quando gli archivi parrocchiali sono molto lacunosi o addirittura non più esistenti o inconsultabili.

Il Centro Meridionale Ricerche Genealogiche ha avviato un progetto d’indicizzazione dei Catasti Onciari e dei Riveli con la creazione di un database di tutti i capifamiglia presenti nei vari Comuni della Sicilia e dell’Italia Meridionale. L’elenco delle località disponibili è in continuo aggiornamento.