Centro Meridionale Ricerche Genealogiche

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Ogni ricerca genealogica seria ha come fondamento la consultazione degli archivi ecclesiastici e civili presenti nel territorio d’origine della famiglia.

A tale scopo è necessario avvalersi di professionisti in grado di leggere antichi documenti, con una buona conoscenza del latino e in possesso di un rigoroso metodo di ricerca.

Tra le principali fonti di cui ci avvaliamo, citiamo:

(clicca sul nome per leggere)

Fonti di ricerca

Atti Stato Civile

Foto 1 - Atti Stato CivileLa registrazione delle nascite, dei matrimoni e dei decessi a cura degli ufficiali di stato civile ebbe inizio, per il Regno di Napoli, nel 1809. In Sicilia tali registrazioni iniziarono nel 1820. Questi atti erano redatti in duplice copia, una delle quali doveva essere inviata ogni anno alla cancelleria del tribunale competente per territorio. Pertanto oggi è possibile reperire tali registri sia presso i singoli Comuni sia presso gli Archivi di Stato, che conservano le copie già in deposito presso i tribunali (generalmente fino al 1865, ma alcuni Archivi di Stato conservano anche registri fino ai primi del Novecento). Poiché la ricostruzione di un albero genealogico procede a ritroso, iniziando quindi dagli attuali membri della famiglia, è chiaro che la consultazione degli atti di stato civile costituisce la prima fase della ricerca.

Archivi parrocchiali

Foto 2Per l'antichità dei documenti che conservano, gli archivi parrocchiali rappresentano la principale fonte di ogni ricerca genealogica. Nel 1563 il Concilio di Trento stabilì per le parrocchie l’obbligo della compilazione dei registri di battesimo, matrimonio e morte.

Tali registrazioni, inizialmente molto semplici Foto 3 - Archivi parrocchialie scarne (per esempio, negli atti di battesimo più antichi non sempre viene indicato il nome della madre del battezzato), nel tempo si arricchiscono di particolari che oggi ci aiutano a tracciare per ogni membro della famiglia un esauriente profilo biografico. In generale, gli archivi parrocchiali sono stati conservati diligentemente anche se a volte eventi bellici, incendi e calamità naturali del passato ne condizionano l'attuale stato di conservazione.

Atti notarili

Foto 4 - Atti notariliLa documentazione notarile che si conserva presso Archivi di Stato e Archivi Notarili è molto utile alla ricostruzione di una genealogia. A volte si tratta di documenti molto più antichi di quelli ecclesiastici e quindi permettono di risalire ancora più indietro nel tempo. Gli atti notarili si rivelano una preziosa fonte nel caso di archivi parrocchiali non più esistenti. Vi sono atti, ad esempio i testamenti o i contratti dotali, che sono ricchi di informazioni di carattere genealogico. Inoltre, la consultazione degli atti notarili ci permette di avere una visione più chiara di quello che era lo status sociale ed economico della famiglia.

Catasti Onciari e Riveli

Foto 6 - Catasti Onciari e Riveli

Con l’istituzione nel 1741 da parte di re Carlo III di Borbone del cosiddetto “catasto onciario”, fu tentata l’introduzione nel Regno di Napoli di un più moderno sistema di tassazione della proprietà e dell’industria. Gli abitanti di Napoli e dei suoi casali furono esentati dal pagamento della tassa catastale e quindi dall’obbligo di “formare” il catasto. In tutto il resto del Regno le Università (così si chiamavano le amministrazioni comunali dell’epoca) furono tenute ad una serie di adempimenti per l’istituzione del catasto e la ripartizione dell’imposta, che variava a seconda della specie di possessori di beni, i quali furono distinti nelle seguenti classi: 1) cittadini, comprese vedove e vergini; 2) cittadini ecclesiastici; 3) chiese e luoghi pii del paese; 4) bonatenenti (possessori di beni) non residenti; 5) ecclesiastici bonatenenti; 6) chiese e luoghi pii forestieri. Il catasto fu detto onciario perché per la valutazione dei beni da sottoporre a tassazione venne introdotta l’oncia, un’antica moneta in uso nel Regno di Napoli fino all’epoca dei re aragonesi, ma non circolante più da alcuni secoli.

Foto 7 - Catasti Onciari e Riveli I catasti onciari sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte d’informazioni non solo sul suo status economico ma anche sulla sua composizione nel momento specifico della loro compilazione. Vengono infatti riportati il nome del capofamiglia, l’età e la provenienza (se forestiero), a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nome e cognome ed età della moglie, nomi ed età dei figli ed eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario). I catasti onciari (il nucleo più consistente si conserva presso l’Archivio di Stato di Napoli) ci permettono pertanto di ricostruire la storia economica e sociale di tutti gli attuali Comuni dell’Italia meridionale a metà Settecento. In Sicilia l’equivalente dei catasti onciari è rappresentato dai “Riveli di beni ed anime”, compilati dalle singole amministrazioni comunali (Università) per conto della Magna Curia dei Maestri Razionali (dal 1569 Tribunale del Real Patrimonio) che era il supremo organo di controllo e di giurisdizione in materia finanziaria. Nel 1682 le competenze del Tribunale in materia di riveli passarono alla Deputazione del Regno. I numerosi registri (conservati presso l’Archivio di Stato di Palermo) riguardano quasi tutti i Comuni siciliani e ricoprono il periodo compreso fra il XVI e il XVIII secolo: si conservano i riveli redatti negli anni 1548, 1569, 1584, 1593, 1607, 1616, 1623, 1636, 1651, 1682, 1714 e 1748. I Riveli di beni ed anime sono dunque un’insostituibile fonte di ricerca ad integrazione di quella effettuata presso gli archivi parrocchiali ma anche in sua sostituzione, quando gli archivi parrocchiali sono molto lacunosi o addirittura non più esistenti o inconsultabili.

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